lunedì 26 novembre 2007

Un anno fa...

Un anno fa...
come sembra lontana quella serenità: è proprio vero che le strade che Dio ci prepara sono diverse da quelle che noi immaginiamo! Si dice che dobbiamo essere come creta per lasciarci modellare dalle mani del Signore, ma a volte mi sembrerebbe più adatto il paragone con un albero a cui il Giardiniere pota rami superflui e piega tronchi ormai troppo vecchi e rigidi. E quanto fa male! Continuo a chiedermi che forma dovrà avere il mio albero: ci saranno molti altri rami da tagliare? E qual'è la mia parte in questa potatura? Penso che non mi resti altro da fare che
cercare di essere il più "morbido" possibile e di godere di quello che resta, cioè l'essenziale. Chissà se un giorno potrà tornare questa serenità. Forse non come io la immagino, ma spero che tornerà.

3 commenti:

Maria ha detto...

I giorni deo dolore lasciano cicatrici nell'intimo. La croce brucia nel cuore. Anche Gesù Risorto ritona dai suoi con le piaghe aperte, la resurrezione non cancella le ferite del Crocifisso, ma da esse non sgorga più sangue, ma luce.
Ferite senza miracolo, le nostre; quotidiani senza prodigi, cio che viviamo. Ma non senza fede. Maria condivide con noi, non miracoli, ma la mite forza della luce, della speranza che non si arrende.
"Maria resta nellle nostre case,
madre della fedeltà e della tenerazza,
resta nella grande casa del mondo,
custode della speranza.

Anonimo ha detto...

Ho ripreso un pezzo di un'omelia di un giovane sacerdote di montagna...

"Gesù ci invita a riflettere su di una scomoda verità conosciuta ad ogni vignaiolo: affinché la vite porti frutto occorre potarla. L’avete mai vista una vite potata? Io sì, provenendo da una famiglia di viticoltori. Fa impressione vedere la “lacrima” della linfa sgorgare dal taglio, come il sangue da una ferita. Eppure quel gesto è davvero necessario e il tralcio, accorciato nel punto giusto, concentra tutte le sue energie nel futuro grappolo d’uva.
La vita ci pota in abbondanza: delusioni, fatiche, malattie, periodi “giù”; è piuttosto inevitabile e lo sappiamo anche se – il più delle volte – ci ribelliamo, ci intristiamo. Curioso l’essere umano: è come se non accettasse la fatica e il fallimento inevitabili nel nostro essere finiti, limitati, segno questo, secondo me, della sua dignità, della sua natura che lo spinge ad andare oltre.
Lo confesso: non mi umilia il fatto di non trovare in me, da solo, la risposta alle grandi domande della vita. Cerco aiuto e – cercandolo – ho trovato risposte convincenti. Come viviamo le potature della vita? Il Signore ci invita a viverle nel positivo, come occasione, come possibilità.
Certo, lo scrivo e ne sono perplesso: quanto amor proprio devo mettere da parte, quanta pazienza esercitare, quanto equilibrio mettere in atto per non scoraggiarmi e deprimermi, per non offendermi e prendermela con Dio.
Eppure è un tragitto obbligato: l’accettazione serena (mai rassegnata!) delle contraddizioni della vita concentra la linfa vitale della mia vita in luoghi e situazioni inattesi e con risultati – credetemi – davvero sorprendenti.
Animo, allora, le potature sono necessarie, così come la grande e dolorosa potatura degli apostoli, ribaltati come guanti, masticati dalla croce, li ha resi davvero apostoli maturi e riflessivi, capaci di annuncio e di martirio e non solo entusiasti e immaturi seguaci di una esperienza nuova."

enrica ha detto...

Che meraviglia questa foto! Mi viene in mente un pezzo di un film... (trovato!!!! Youtube è una miniera!!!)... Ora incollo il link, perchè come non si può spiegare la bellissima foto che avete messo ma si può solo contemplare... così non si può spiegare un film è meglio vederlo. Ciao, Enrica

http://it.youtube.com/watch?v=iP5zGGJv5TU