venerdì 30 novembre 2007

Il mio nonno

Tutto iniziò 22 mesi fa! Già oggi compio proprio 22 mesi!
La prima volta che ci incontrammo ero ancora in ospedale e non
mi avevi neppure voluto prendere in braccio; avevi paura forse di farmi male? Ero così piccolo che non sapevi come prendermi. Una volta tornato a casa però sei passato tutti i giorni a trovarmi e dopo qualche settimana finalmente mi hai preso tra le tue braccia. Quando la mamma ha ricominciato a lavorare mi portava da te e dalla nonna…e tu mi facevi assaggiare tante cose buone, mi facevi sfogliare i giornali che mi piacevano tanto, mi portavi sul dondolo con te. Non potrò mai dimenticare tutte le coccole, le canzoncine… Sono felice perché tu sei accanto a me, il mio nonnino speciale e unico. Adesso che io ho più bisogno di attenzioni, tu corri da me per stare tutta la mattina insieme, tu mi prendi in braccio, mi accarezzi sul mio ormai piccolo faccino, lo sento che mi vuoi bene e che soffri con me in questo momento. Ti dico grazie e ti chiedo di starmi sempre vicino perché anche io ti voglio bene.
Giulio

giovedì 29 novembre 2007

Il Vecchio e il Bambino

Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera...
L'immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d'intorno non c'era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo...

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l'anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati...

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero...

E il vecchio diceva, guardando lontano:
"Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell'uomo e delle stagioni..."

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"

Francesco Guccini

mercoledì 28 novembre 2007

Grazia o disgrazia?

“È una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente”
(prima lettera di Pietro 2,19)


Da qualche parte ho letto che quello che riteniamo un castigo è una scala per salire….ciò che ci fa paura ci fortifica… ciò che vogliamo evitare ci fa crescere. …ciò che ci fa morire ci fa vivere. …la prova rende forti….che la celebrazione della Pasqua è annuncio di guarigione, ma dentro la Pasqua c’è anche il Venerdì Santo, passaggio obbligato della liturgia, ma anche passaggio obbligato della vita.

Soffrire ingiustamente….sì proprio “una grazia di Dio”… ma io a volte penso sia una disgrazia.

martedì 27 novembre 2007

Torta di Shrek 2

Ingredienti: 4 vasetti di farina, 3 uova, 1 vasetto scarso di zucchero, 1/2 vasetto di olio di semi, 1 vasetto di yogurt bianco, ½ vasetto di sciroppo di menta, un pizzico di sale, 1 bustina di lievito per dolci, cioccolato fondente, cocco grattugiato


Montare i rossi delle uova con lo zucchero. Aggiungere l'olio, lo yogurt, e pian piano la farina, lo sciroppo e lo lievito. Alla fine il bianco delle uova montato a neve e un po’ di scaglie di cioccolato….e non dimenticate un pizzico di sale!
Imburrare e infarinare uno stampo, versate l’impasto e infornate per circa 30 minuto a 160°-170° ventilato. Naturalmente vale la prova stecchino.
Una volta sfornata la torta si può preparare la glassa di cioccolato.
Fare sciogliere a bagnomaria 150 g di cioccolato e versarla sulla torta spalmandola bene con una spatola… una spolverata di cocco grattugiato ed è pronta per essere mangiata!!

lunedì 26 novembre 2007

Un anno fa...

Un anno fa...
come sembra lontana quella serenità: è proprio vero che le strade che Dio ci prepara sono diverse da quelle che noi immaginiamo! Si dice che dobbiamo essere come creta per lasciarci modellare dalle mani del Signore, ma a volte mi sembrerebbe più adatto il paragone con un albero a cui il Giardiniere pota rami superflui e piega tronchi ormai troppo vecchi e rigidi. E quanto fa male! Continuo a chiedermi che forma dovrà avere il mio albero: ci saranno molti altri rami da tagliare? E qual'è la mia parte in questa potatura? Penso che non mi resti altro da fare che
cercare di essere il più "morbido" possibile e di godere di quello che resta, cioè l'essenziale. Chissà se un giorno potrà tornare questa serenità. Forse non come io la immagino, ma spero che tornerà.

domenica 25 novembre 2007

Fai il primo passo con fede,
non occorre che tu veda tutta la scala:
basta che cominci a salire sul primo gradino
(Martin Luther King jr.)

sabato 24 novembre 2007

Se


Se un giorno
ti venisse voglia di piangere...
Chiamami.
Non prometto di farti ridere,
ma potrei piangere con te...

Se un giorno
tu decidessi di scappare,
non esitare a chiamarmi.
Non prometto di chiederti di restare,
ma potrei scappare con te.

Se un giorno

ti venisse voglia
di non parlare con nessuno...
chiamami.
In quel momento
prometto di starmene zitto.

Ma…Se un giorno tu mi chiamassi
e non rispondessi...
Vienimi incontro di corsa...
forse Io ho bisogno di te!

Filetto di pesce persico al limone

Ingredienti: 2 filetti di pesce persico, olio di oliva, limone, acqua, zucchero, farina

Prendete due filetti di pesce persico lavateli e salateli.

Intanto nella padella mettete due cucchiai di olio di oliva.
Ponete in padella a fuoco vivace il pesce, rigirandolo delicatamente dopo un paio di minuti con l'aiuto di una spatola, aggiungete il succo di un limone, un bicchiere di acqua e un cucchiaino di zucchero.
Fate cuocere per 15 minuti a fuoco moderato. A metà cottura voltate i filetti; metteteli poi nei piatti.
Aggiungete al liquido rimasto in padella un cucchiaio di farina e continuate a mescolare, fate addensare il liquido e poi versatelo sul pesce.
Accompagnate il tutto con una fresca insalata verde e buon appetito!

venerdì 23 novembre 2007

Novembre 2006 - In ospedale

video
A metà novembre ci chiamano dall’Istituto Besta di Milano per iniziare una serie di accertamenti per capire qual è la causa del ritardo motorio di Giulio e delle anomalie al cervelletto.
Vengono effettuati esami del sangue, del liquor spinale, elettroencefalogramma ed infine una biopsia muscolare per confermare (o escludere) la presenza di un eventuale malattia metabolica mitocondriale. Dieci giorni di ospedale hanno provato la resistenza mia e di Giulio ma sono anche stati l’occasione di alcune conquiste: Giulio inizia a pronunciare “de de de de” e impara a tirare la cordicella del carillon sul suo lettino. Tutti gli esami hanno esito negativo (gli ultimi risultati arriveranno mesi dopo ma sempre senza esiti positivi). Intanto iniziamo anche gli incontri di fisioterapia per migliorare l’utilizzo delle mani e del busto. Nel frattempo Giulio continua a fare progressi, pur rimanendo in ritardo nei movimenti rispetto ai bimbi della sua età: afferra alcuni oggetti con le mani, mangia con gusto e, sebbene non riesca a stare seduto senza appoggio dietro, cerca di aiutarsi con le manine per non cadere e per sollevarsi sul seggiolone.


giovedì 22 novembre 2007


Dal libretto del battesimo di Giulio:

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della fame
che in se stessa ha la vita.
Essi non vengono da voi,
ma attraverso di voi,
e non vi appartengono
benché viviate insieme.

Potete amarli, ma non costringerli
ai vostri pensieri.
Poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete custodire i loro corpi,
ma non le anime loro,
poiché abitano case future
che neppure in sogno potrete visitare.
Cercherete di imitarli,
ma non potete farli simili a voi,
poiché la vita procede
e non s'attarda su ieri.

Voi siete gli archi da cui i figli,
le vostre frecce vive,
sono scoccati lontano.
L'Arciere vede il bersaglio
sul sentiero infinito
e con la forza vi tende,
affinché le sue frecce vadano
rapide e lontane.
In gioia siate tesi
nelle mani dell'Arciere;
poiché egli ama il volo della freccia,
così come l'immobilità dell'arco.

K. Gibran




[...]

Non dirò più
con la superba sicurezza
di una volta:
«Il tal giorno farò la tal cosa».
Ma applicherò dei «forse»
alle ali dei miei progetti

G. Duhamel


ninna nanna

Stella stellina
la notte si avvicina:
la fiamma traballa,
la mucca è nella stalla.
La mucca e il vitello,
la pecora e l'agnello,
la gatta coi gattini,
la chioccia coi pulcini,
la capra e il suo capretto
la mamma ha il suo Giulietto.
Ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna.

mercoledì 21 novembre 2007

Sia fatta la Tua volontà

O Signore, la malattia ha bussato alla porta di casa nostra,
ha colpito il più debole e il più innocente tra noi, il piccolo Giulio,
ci ha sradicato dal nostro mondo per trapiantarci nel mondo dei malati.
Un'esperienza dura, Signore, una realtà difficile da accettare.
Ci hai fatto toccare con mano la fragilità e la precarietà della vita.
Ci hai fatto conoscere altre famiglie con bambini che soffrono.
Ora guardiamo tutto in modo diverso:
quello che abbiamo non ci appartiene, è un Tuo dono.
I nostri progetti contano poco davanti al Tuo disegno.
Abbiamo scoperto che cosa vuol dire "dipendere", aver bisogno di tutti,
non poter far nulla da soli.
Abbiamo provato la solitudine, l'angoscia, la disperazione,
ma anche l'affetto, l'amore, l'amicizia di tante persone.
Signore, anche se è difficile, Ti diciamo: sia fatta la Tua volontà!
Ti preghiamo: benedici il piccolo Giulio
e tutte le persone che ci sono vicine in questo momento.

martedì 20 novembre 2007

“Ti voglio bene papà” – Giulio

Quando Dio creò il papà cominciò disegnando una sagoma piuttosto robusta e alta. Un angelo che svolazzava sbirciò sul foglio e si fermò incuriosito. Dio si girò e l'angelo "scoperto" arrossendo gli chiese "Cosa stai disegnando?". Dio rispose "Questo è un grande progetto". L'angelo annuì e chiese "Che nome gli hai dato?". "L'ho chiamato papà" rispose Dio continuando a disegnare lo schizzo del papà sul foglio. "Papà...." pronunciò l'angelo "E a cosa servirebbe un papà?" chiese l'angioletto accarezzandosi le piume di un'ala. "Un papà" spiegò Dio "Serve per dare aiuto ai propri figli, saprà incoraggiarli nei momenti difficili, saprà coccolarli quando si sentono tristi, giocherà con loro quando tornerà dal lavoro, saprà educarli insegnando cosa è giusto e cosa no." Dio lavorò tutta la notte dando al padre una voce ferma e autorevole, e disegnò ad uno ad uno ogni lineamento. L'angelo che si era addormentato accanto a Dio, si svegliò di soprassalto e girandosi vide Dio che ancora stava disegnando. "Stai ancora lavorando al progetto del papà?" chiese curioso. "Sì" rispose Dio con voce dolce e calma "Richiede tempo". L'angelo sbirciò ancora una volta sul foglio e disse "Ma non ti sembra troppo grosso questo papà se poi i bambini li hai fatti così piccoli?" Dio abbozzando un sorriso rispose: "E' della grandezza giusta per farli sentire protetti e incutere quel po' di timore perché non se ne approfittino troppo e lo ascoltino quando insegnerà loro ad essere onesti e rispettosi". L'angelo proseguì con un'altra domanda: "Non sono troppo grosse quelle mani?". "No", rispose Dio continuando il suo disegno "Sono grandi abbastanza per poterli prendere tra le braccia e farli sentire al sicuro". "E quelli sono i suoi occhi?" chiese ancora l'angioletto indicandoli sul disegno. "Esatto", rispose Dio "Occhi che vedono e si accorgono di tutto pur rimanendo calmi e tolleranti". L'angelo storse il nasino e aggiunse "Non ti sembrano un po' troppo severi?". "Guardali meglio" rispose Dio. Fu allora che l'angioletto si accorse che gli occhi del papà erano velati di lacrime mentre guardava con orgoglio e tenerezza il suo piccolo bambino.

lunedì 19 novembre 2007

Settembre – Ottobre 2006

Il 10 settembre a Giulio spuntano i due dentini sotto…. Ma quanto è bello!!!
A metà ottobre si ricomincia a lavorare e Giulio passa la mattinata, pranzo compreso, con il nonno e la nonna. Eh sì, i nonni si coccolano il nipotino e io non vedo l’ora di tornare a casa dal lavoro per stare con Giulio….Al mio ritorno a volte mi aspetta per strada, mentre la nonna lo porta a passeggio a vedere le galline e una volta a casa dopo il sonnellino ci mettiamo sul tappeto a giocare e rotolare e poi una bella merenda. Mentre aspettiamo che papà torni dal lavoro leggiamo una favola sul divano. A Giulio piace guardare le figure colorate dei libretti e ascoltare, infatti se ti fermi un attimo ti guarda come per dire "E allora? vai avanti..". Quando entra il suo papà dalla porta gli fa un sorrisone gigantesco in cui fa vedere tutti i suoi dentini (sono solo 4!)

domenica 18 novembre 2007

Un piatto unico: spaghetti ai polpi

Per 2 persone: 500g di polpi, 200 g di spaghetti, un bicchiere scarso di vino bianco, mezza cipolla e uno spicchio d’aglio, 500 g di polpa di pomodoro, un po’ di prezzemolo, olio d’oliva e sale

Io ho usato i polpi piccoli, una volta puliti e lavati, trita la cipolla e falla dorare nell’olio. Aggiungi i polpi, dopo qualche minuto versaci il vino bianco. Una volta evaporato, metti la polpa di pomodoro e il prezzemolo.
Aggiusta di sale (io non l’ho messo, per me era già saporito così) e fai cuocere per circa 60 minuti, finchè i polpi ti sembrano cotti.
Cuoci gli spaghetti e condisci con il sugo ottenuto e i polpi e buon appetito.

sabato 17 novembre 2007

22 luglio 2006: La prima pappa

La pediatra ci ha detto che al compimento del sesto mese di Giulio si può iniziare a provare la pappa al posto del biberon di latte… finalmente!!!! Ma io non vedo l’ora che arrivi quel giorno e come al solito cerco di anticipare, così una settimana prima del tempo decido che è giunto il momento: Giulio deve provare la pappa con il cucchiaino. Mi sono messa ai fornelli con la mia ricetta: 170cc di acqua + una bustina di brodo vegetale + 2 cucchiai di crema di riso.
Ecco fatto! Il piattino nuovo è pronto ad accogliere la pappa e adesso proviamo a vedere cosa ne pensa Giulio. Accipicchia sembra piacergli tanto….la mangia tutta e con gusto! Bene sono contenta, il mio piccolo sarà un buon gustaio…

venerdì 16 novembre 2007

Sulla sofferenza

Anche Tu
hai urlato «perché»
dall’alto di quella Cima, e nessuna
risposta è venuta (allora!)
E dunque,
anche Tu
finivi con la certezza di essere
un abbandonato.
Non sapevi!
E hai gridato il perché di tutti i maledetti
appesi ai patiboli.
Mistero è che nessuno comprende come tu possa,
Dio,
coesistere, insieme al male
insieme al lungo penare
di un bimbo.
Quando la certezza di essere soli divampa
dagli occhi del torturato (e Tu
non intervieni).
«Nelle tue mani rimetto lo spirito»?
Resurrezione, non altro
la risposta.
Ma Tu non sapevi
come noi non sappiamo.
E compatta ancora sale sul mondo
la Notte.

David Maria Turoldo

giovedì 15 novembre 2007

La solitudine della sofferenza

Oggi provo a condividere un altro mio pensiero di alcuni mesi fa. Era il 14 maggio 2007:
Perché deve esistere la sofferenza? E perché devono soffrire i bambini innocenti? Questo è veramente un mistero che umanamente rimarrà incomprensibile. A volte mi capita di desiderare che qualcuno di "cattivo" soffra e mi sembrerebbe una giusta punizione, ma un bambino... Il prete in ospedale domenica scorsa diceva che nessuno può umanamente capire fino in fondo una persona che soffre: possiamo stargli vicino ma non possiamo capire completamente la sua sofferenza; quindi ne deduco che alla fine siamo soli nel nostro soffrire. Io nei confronti del piccolo Giulio perché non posso sentire quello che prova, e non posso fare nulla per lenire il suo dolore; nei confronti della mia amata Cinzia perché cerco di darle forza ma mi accorgo spesso che le mie parole servono a poco; nei confronti di molte persone che continuano a farci forza e a dirci che sono disponibili per qualsiasi cosa abbiamo bisogno... e anche qui non possiamo che rispondere di non aver bisogno di nulla, anche se non è vero, ma purtroppo ciò di cui avremmo bisogno non ce lo possono dare. È proprio vero: nella sofferenza ognuno è solo.
Il prete diceva anche che Gesù può capire la nostra sofferenza, lui che ha sofferto da innocente... ma come può comprendere questo un bambino?!
Mi è sempre rimasta impressa questa immagine di Giovanni Paolo II che "guarda in faccia" Gesù in croce pochi giorni prima di morire... mi viene in mente che diverse volte anche il piccolo Giulio, quando ancora stava bene, era attratto dal crocifisso che abbiamo in camera e lo fissava con i suoi occhioni; mi sono sempre chiesto cosa avesse avuto di così attraente per un bambino: nessun colore, suono o movimento... forse Giulio aveva già capito più di quanto non capisca io ora.

Amore

Il vero amore deve sempre fare male.
Deve essere doloroso amare qualcuno,
doloroso lasciare qualcuno. ...
Solo allora si ama sinceramente.
(Madre Teresa)

mercoledì 14 novembre 2007

Luglio- Agosto 2006 – Brutte notizie

La risonanza effettuata presso il CDC di Torino evidenzia anomalie del segnale a livello del cervelletto: la prima vera brutta notizia che ci precipita in un grande sconforto!
I neurologi dell'ospedale di Novara ci comunicano la possibilità che Giulio abbia una malattia metabolica ed iniziano una serie di esami... Nel frattempo Giulio raggiunge alcune tappe motorie e continua a progredire anche se risulta sempre un pochino in ritardo rispetto alla media dei bambini della sua età….ma la pediatra cerca di confortarci dicendo che ogni bimbo ha i suoi tempi e Giulio raggiungerà sicuramente tutte le tappe solo con un pochino di ritardo rispetto alla norma… e va bene pensiamo… non tutti i bambini sono uguali e vorrà dire che invece di camminare ad un anno camminerà più tardi….
Nelle vacanze siamo andati in montagna in Alto Adige, qui Giulio per la prima volta ha dormito tutta la notte senza risvegli per mangiare….Nel lettino sotto il suo piumino sembrava proprio un angioletto… Al ritorno a casa, il piccolo non voleva andare in braccio più nemmeno ai nonni, solo con mamma e papà…. Ma dopo qualche giorno è tornato ad essere un coccolone e….non importa da chi arrivavano le coccole, l’importante era riceverle! L’estate è passata velocemente tra passeggiate, bagnetti in piscina e giri in bicicletta. Giulio non sembrava avere nulla di strano… magari era davvero solo un lieve ritardo motorio….

lunedì 12 novembre 2007

Destino

"Ogni bambino inizia dall’amore di Dio
è frutto della creatività di Dio,

risponde ad un preciso disegno di Dio"

Il destino del nostro bimbo ci sembra davvero inaccettabile. È naturale mettere al mondo un bimbo per farlo crescere, ma è molto difficile accompagnarlo alla morte nell’amore e non nel dolore. Il destino di Giulio non può essere cambiato, anche un bimbo malato dà tanto pur richiedendo tanto, merita di avere accanto un papà e una mamma che sappiano godere del tempo che è concesso loro per stare insieme, con le persone che più lo amano... Ma noi saremo in grado di farcela?

domenica 11 novembre 2007

Maggio - Giugno 2006: passeggiate

Nelle visite di controllo viene notato un ritardo nel sostenere il capo che rendono opportuno proseguire i controlli, dopo l'ennesima visita che inizia già a preoccuparci viene deciso di effettuare una risonanza magnetica al cervello (che verrà fatta a luglio al CDC di Torino) con la speranza di escludere danni alla testa. Intanto le belle giornate ci permettono le prime uscite: Giulio sembra molto interessato a quello che lo circonda e quello che lo attira di più sembra siano le foglie degli alberi mosse dal vento.. A giugno la prima vera passeggiata in montagna, direi che il piccolo non soffre né la macchina né l’altitudine… col tempo imparerà a camminare e tutti insieme potremo andare a fare lunghe passeggiate in montagna, chissà quante corse nei prati…Forse non abbiamo proprio pazienza vorremmo già vederlo muovere i primi passi… ma ha solo 5 mesi!!!

Torta di Shrek

Ingredienti: 3 uova, 250g farina, 110 g. olio di semi, sale q.b., 150g. zucchero, lievito, mezzo bicchiere sciroppo alla menta, scaglie di cioccolato

Sbattere i tuorli con lo zucchero, unire l’olio, un pizzico di sale e lo sciroppo di menta. Aggiungere poi pian piano la farina e lo lievito setacciati continuando a mescolare. Aggiungere scaglie di cioccolato (o in alternativa gocce di cioccolato). Alla fine aggiungere gli albumi montati a neve. Mettere in forno ventilato a 160° per 30-35 minuti. Prima di sfornarla fate la prova dello stuzzicadenti.

sabato 10 novembre 2007

Il grande burrone

Ieri sera ho letto questa storia di Bruno Ferrero che fa molto riflettere
Un uomo sempre scontento di sé e degli altri continuava a brontolare con Dio perché diceva: "Ma chi l'ha detto che ognuno deve portare la sua croce? Possibile che non esista un mezzo per evitarla? Sono davvero stufo dei miei pesi quotidiani!"
Il buon Dio gli rispose con un sogno.
Vide che la vita degli uomini sulla Terra era una sterminata processione. Ognuno camminava con la sua croce sulle spalle. Lentamente, ma inesorabilmente, un passo dopo l'altro.
Anche lui era nell'interminabile corteo e avanzava a fatica con la sua croce personale. Dopo un po' si accorse che la sua croce era troppo lunga: per questo faceva tanta fatica ad avanzare.
"Sarebbe sufficiente accorciarla un po' e tribolerei molto meno", si disse.
Si sedette su un paracarro e, con un taglio deciso, accorciò di un bel pezzo la sua croce. Quando ripartì si accorse che ora poteva camminare molto più spedito e leggero. E senza tanta fatica giunse a quella che sembrava la meta della processione degli uomini.
Era un burrone: una larga ferita nel terreno, oltre la quale però incominciava "la terra della felicità eterna". Era una visione incantevole quella che si vedeva dall'altra parte del burrone.
Ma non c'erano ponti, né passerelle per attraversare. Eppure gli uomini passavano con facilità.
Ognuno si toglieva la croce dalle spalle, l'appoggiava sui bordi del burrone e poi ci passava sopra.
Le croci sembravano fatte su misura: congiungevano esattamente i due margini del precipizio.
Passavano tutti. Ma non lui. Aveva accorciato la sua croce e ora essa era troppo corta e non arrivava dall'altra parte del baratro. Si mise a piangere e a disperarsi: "Ah, se l'avessi saputo..."
Ma, ormai, era troppo tardi e lamentarsi non serviva a niente.

venerdì 9 novembre 2007

Maestri o allievi?

Noi genitori abbiamo il compito e il piacere di educare nostro figlio alla fede e adesso scopro invece che è Giulio, il nostro bimbo, a darci un grande insegnamento …

Aprile 2006 – Non tutti i bambini sono uguali!

Il tempo passa e Giulio sembra crescere come tutti gli altri bambini: mangia, sorride, inizia ad usare le manine... in realtà a questa età molti bambini iniziano a sostenere il capo e Giulio proprio non ne vuole sapere: ma non tutti i bambini sono uguali! Ognuno ha i suoi tempi….Alla visita di controllo di aprile annotano un lieve ipertono diffuso, con mano destra spesso chiusa a pugno e difficoltà di controllo del capo. I medici fissano un ulteriore controllo per giugno, evidentemente c'è un leggero ritardo nello sviluppo motorio che merita di essere seguito. Il 30 di aprile Giulio riceve il battesimo: è bravissimo e non piange anche se il prete gli inonda la faccia di acqua... e anche al pomeriggio a casa quando abbiamo festeggiato con parenti e amici si è comportato proprio bene. Ho conservato in una scatola la candela e la veste bianca pensando che un giorno quando sarebbe andato al catechismo avremmo potuto riprendere questi oggetti …

giovedì 8 novembre 2007

La canzone della felicità

Ecco la canzoncina preferita di Giulio, il suo papà gliela cantava sempre e lui si tranquillizzava subito...


Se sei triste, ti manca l'allegria,
vuoi scacciare la malinconia
vieni con me
t'insegnerò
la canzone della felicità...

Batti le ali
muovi le antenne
dammi le tue zampine
vola di qua e vola di là
la canzone della felicità

mercoledì 7 novembre 2007

Diventare papà

Mi sono deciso a riportare su questo blog alcuni dei pensieri che mesi fa, quando Giulio aveva iniziato a stare male sul serio, scrissi per me e per Cinzia. È passato un po' di tempo e la disperazione di quei giorni si è un po' velata di rassegnazione e "abitudine", sebbene la situazione si aggravi: ma bisogna pur sopravvivere! Spero che condividere questi pensieri possa servire a qualcuno... o almeno a me.
Era il 4 di maggio 2007:
Stasera ho trovato una paginetta scritta ormai 15 mesi fa... si intitolava "Diventare papà" e l'avevo buttata giù la notte in cui è nato mio figlio per ricordare a me stesso e agli altri le emozioni di quel momento. Quante preoccupazioni, quante gioie... e mai avrei pensato di arrivare a questo punto a rifarmi le stesse domande su come si diventa un buon padre... ora forse è troppo tardi? Il mio bambino, Giulio, ha una malattia rara e incurabile: i medici non sanno ancora nemmeno quale sia ma sanno che è degenerativa perché è degenerata in pochi mesi in modo esponenziale. Giulio ora si trova in un letto di ospedale, è stato fino a ieri in terapia intensiva lottando per la vita, ora, anche se ne è uscito, è ridotto quasi a un vegetale: non muove volontariamente quasi nessun muscolo del corpo e anche lo sguardo è spesso fisso nel vuoto... mi sentirà ancora? (Io sono convinto di sì, ma è difficile dirlo con certezza).
Perché scrivere questo? Prima di tutto per me; infatti non so ancora se dirò a qualcuno dell'esistenza di queste pagine... Ho bisogno di "buttare fuori" un po' di emozioni, di domande... è troppo tardi per imparare ora a fare il papà? Probabilmente mi resterà poco tempo da vivere con Giulio, avrei tante cose da dirgli ma non le capirebbe, non le può capire... in pochi mesi sono stato "sbattuto" da neopapà in una situazione più grande di me, più grande di noi, troppo grande: come potrò esserne all'altezza? Come deve comportarsi un papà in queste situazioni?
Nel mio scritto di 15 mesi fa concludevo:
Gli avvenimenti potrebbero fare pensare ad una esperienza negativa ma assolutamente non la penso così. Sicuramente mi ha insegnato che non possiamo programmare molto la vita dei nostri figli... pensano con la loro testa e fanno la loro strada già da piccoli (nessuna delle mie previsioni sulla nascita assomiglia a quella che è stata)
E ora più che mai è vera questa affermazione: l'impotenza mia e di mia moglie in questa situazione è totale...

Febbraio 2006 –Marzo 2006 – Un bambino felice

La prima difficoltà da affrontare è l'allattamento: Giulio all’inizio è pigro e così non ne vuole sapere di succhiare …certamente col biberon è più semplice per lui. Con il passare dei giorni però tutto si risolve e Giulio inizia a nutrirsi esclusivamente con il latte materno. Alla prima visita di controllo in ospedale (il 7 febbraio) riscontrano già una riduzione delle diastasi delle suture e fissano un ulteriore controllo per la settimana successiva per una nuova ecografia all'encefalo. Nel frattempo Giulio cresce, mangia, dorme e si prende tante coccole.
Il 14 febbraio, l'ecografia è sempre normale ma alla visita annotano un lieve ipertono e fissano una ulteriore visita di controllo. La cosa ci preoccupa un po' ma ci dicono che è tutto a posto e che è un iter normale per bambini che nascono con parto cesareo e con le suture del cranio dilatate.Io comunque non ero per niente tranquilla….
Il 19 febbraio, Giulio ormai è un ometto, ha 20 giorni, facciamo la prima gita lunga fuori porta. Andiamo a Ghiffa al convento delle suore benedettine di clausura dove c’è la zia che vuol vedere Giulio. Ecco che si apre eccezionalmente la grata e la zia prende in braccio il piccolo Giulio e lo porta all’interno del convento e della chiesetta dove lo affida alla Madonna….è stato un tempo interminabile, fino a che sono ricomparsi dalla porta e il mio piccoletto era di nuovo in braccio alla sua mamma. Giulio si è comportato bene, non ha pianto, è stato davvero bravo!
Giulio continua a crescere, anche se leggermente sotto peso; verso la metà del mese di marzo inizia a sorridere, cosa che nei mesi successivi farà stupire molte persone: Giulio sorride spesso, è un bambino felice!
Anche i medici nella visita di marzo annotano come primo punto la presenza del sorriso.

martedì 6 novembre 2007

Gennaio 2006 - Finalmente fuori... ma che fatica


Da tempo Zac voleva che scrivessimo insieme la storia di Giulio e all’inizio non me la sentivo, ora voglio provarci…col suo aiuto

La data prevista per il gran giorno era il 20 di gennaio, ma Giulio quel giorno non aveva nessuna intenzione di uscire: forse il freddo e la neve non lo invogliavano molto e quindi anche nei giorni successivi se ne era stato tranquillo nel pancione. Se non si fosse mosso entro il 30 gli avrebbero dato un aiutino. Invece il 29 sera iniziano le contrazioni più forti: forse è l'ora! Andiamo in ospedale verso le 23 e dopo quasi 24 ore visto che il piccolo Giulio non voleva proprio saperne di farsi vedere i medici decidono per il taglio cesareo e alle 21.04 del 30 gennaio finalmente Giulio viene alla luce!
Io non avevo gli occhiali e quindi l’infermiera ha preso Giulio e me lo ha messo ad un palmo dal naso, gli ho dato un bacino e lo hanno portato via. Dopo qualche minuto hanno aperto la porta e ho visto i miei due uomini di casa: Zac teneva in braccio il suo Giulio e tutto sorridente mi salutava… bene Giulio era in buone mani! E dopo poco anche io li avrei raggiunti…

Il piccolo pesava 3,280 Kg ed era lungo 53 cm con una circonferenza cranica di 37.8 cm: tutti parametri normali tranne il rilevamento di una diastasi della sutura sagittale e della fontanella posteriore. Giulio sembra un po' freddo quindi i pediatri preferiscono tenerlo nella culla termica per la prima notte. L'eccessiva dilatazione delle suture suggerisce di effettuare un ecografia dell'encefalo e di richiedere una consulenza neuropsichiatrica: alla fine tutto è nella norma e dopo 3 giorni siamo tutti a casa finalmente insieme.

lunedì 5 novembre 2007

Speranza

Le quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso,
che si poteva ascoltare la loro conversazione.

La prima diceva:
"IO SONO LA PACE,
ma gli uomini non mi vogliono:
penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!"
Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.

La seconda disse:
"IO SONO LA FEDE
purtroppo non servo a nulla.
Gli uomini non ne vogliono sapere di me, non ha senso che io resti accesa".
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.

Triste triste, la terza candela a sua volta disse:
"IO SONO L'AMORE
non ho la forza per continuare a rimanere accesa.
Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza.
Troppe volte preferiscono odiare!"
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

...Un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente.
"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!"
E così dicendo scoppiò in lacrime.

Allora la quarta candela, impietositasi disse:
"Non temere, non piangere:
finchè io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele:
IO SONO LA SPERANZA"

Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime,
il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.

CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA
DENTRO IL NOSTRO CUORE...

...e che ciascuno di noi possa essere
lo strumento, come quel bimbo,
capace in ogni momento di riaccendere
con la sua Speranza,
la FEDE, la PACE e l'AMORE.


"La speranza è l'ultima a morire"...già... ma in cosa devo sperare? e se nel cuore di una mamma la speranza si sta spegnendo...come si fa a riaccenderla???

domenica 4 novembre 2007

Torta di amaretti e pesche

Ingredienti: 3 hg di farina bianca 00, 1,5 hg di burro, 1,5 hg di amaretti, 1,5 hg di zucchero, 2 tuorli di uovo, sale, lievito, pesche sciroppate

Preparazione: tritate gli amaretti e mescolateli col succo delle pesche sciroppate; intanto fate sciogliere a bagnomaria il burro e in una terrina mescolatelo con lo zucchero e i tuorli di uovo, poi pian piano aggiungete la farina e una bustina di lievito, un pizzico di sale. Se l'impasto risultasse troppo duro aggiungete del latte.
Dopo aver unto la teglia stendete metà del composto, tanto da ricoprire il fondo della teglia, poi versate il composto di amaretti e sopra a questo mettete le pesche sciroppate tagliate a fettine. Ricoprite il tutto con l'altra metà dell'impasto avanzato. Infornate a 160° per 50 minuti (io ho usato forno ventilato). Per concludere una spolverata di zucchero a velo ed è pronta!
Buon appetito!

sabato 3 novembre 2007

Divisioni e moltiplicazioni

Sono Zaccheo, il marito di Cinzia: visto che mi ha dato la possibilità (e l'onere) di scrivere, ecco il mio primo contributo.
Perché mettersi a scrivere un diario pubblico proprio in questo momento della vita? Pensavo ieri ad un concetto che molte persone hanno cercato di farmi capire negli anni passati:
condividere le gioie le moltiplica
condividere i dolori li divide
In questi ultimi mesi mi sono trovato diverse volte a dover decidere se condividere (raccontare) alcune delle sofferenze che mi affliggono; e molte volte mi sono chiesto se fosse giusto o no: perché turbare una persona che vive felice ricordandole che esistono anche situazioni molto tristi? Quando il dolore è molto grande anche dividendolo rimangono dei pezzi belli grossi!

venerdì 2 novembre 2007

Domanda

Ma quando Maria era ai piedi della croce che cosa faceva?
Mentre suo figlio stava morendo lentamente cosa pensava?

giovedì 1 novembre 2007

"chiedete e vi sarà dato..."

"Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto." (Luca 11, 9-10)

Ho sempre pregato ringraziando per quello che avevo, raramente (neanche da piccola) per chiedere qualcosa... non so per quale motivo ma è sempre stato così... adesso mi accorgo che è difficile pregare per chiedere qualcosa più di quanto non lo sia ringraziare.
Quanto è difficile chiedere e non ottenere quello per cui si prega... e poi leggere questo passo del vangelo... e non capire...non capire il perché di questa sofferenza...
chissà se un giorno troverò una risposta ai miei perché....

Preghiera di speranza

Padre nostro
che sei nei cieli
e che continui a camminare con noi,
con la nostra storia e i nostri problemi,
facci sentire sempre la tua presenza
che ci hai rivelato in Cristo.
Non permettere mai che venga meno
la nostra confidenza in te
soprattutto quando la tristezza
ci opprime e ci sgomenta.
Facci dono di scegliere sempre
la via della vita.
Fa' che amiamo questo nostro tempo
e vi leggiamo sempre
i segni del tuo amore.
Dacci la forza per vivere la vita
come un dono ricevuto dalla tua bontà
e da spendere a servizio degli esseri umani
tuoi figli e nostri fratelli e sorelle.

(Giuseppe Taliercio)