martedì 11 marzo 2008

17 aprile - 30 aprile 2007: Ci trasferiamo a Milano

Grazie all’assistente sociale presente all’Istituto Besta riusciamo ad affittare un appartamentino nei dintorni che viene concesso, per situazioni particolari, ai parenti dei ricoverati; così possiamo almeno dormire insieme e “vicini” a Giulio. Trascorriamo tutta la giornata con Giulio, ci lasciano anche stare entrambi accanto a lui, usciamo solo per pranzare e prendere una boccata d’aria prima di tornare vicino al nostro piccolo.
I giorni passano e, nelle lunghe ore passate al capezzale del nostro piccolo, tutti quei tubicini e fili iniziano a diventarci “famigliari” e ad avere un nome: catetere venoso, ECG, ventilazione forzata o assistita, saturazione dell’ossigeno, pressione arteriosa, ristagno gastrico, sondino per l’aspirazione, soluzione fisiologica, potassio, glucosio, ipnovel… alcuni di questi termini li abbiamo sentiti lì per la prima volta e ancora oggi, purtroppo, sono parte della nostra vita quotidiana con Giulio. Dopo alcuni giorni il livello di sedazione viene abbassato e Giulio riprende conoscenza, piange forte ma essendo intubato non esce nessun suono: è veramente brutto vederlo così. Un giorno con un brusco movimento del capo si strappa il tubo del respiratore che fuoriesce di alcuni centimetri: i medici accorrono, ma verificano subito che è uscito troppo per poterlo infilare nuovamente quindi, loro malgrado lo tolgono del tutto per vedere se riesce a respirare da solo, e sembra che ce la faccia. Finalmente una buona notizia. Purtroppo il giorno successivo Giulio si intasa con il suo catarro e la saliva (che sono aumentati enormemente da quando si trova in questo stato), quindi sono costretti ad intubarlo nuovamente: si ricomincia. Perché Giulio possa uscire dalla rianimazione occorre che respiri da solo e che possa stare tranquillo con un livello di sedazione tale da non richiedere i monitor e gli anestesisti pronti ad intervenire. Trascorrono in tutto 3 settimane con alti e bassi: febbre, antibiotico, catarro, aspirazione… ci prospettano anche una tracheotomia ma alla fine, per fortuna, Giulio riesce a respirare autonomamente.

1 commento:

Maria ha detto...

Grazie Zaccheo della storia di Giulio, il riviverla mi fa riflettere molto. Vi sono sempre molto vicina. Un abbraccio