giovedì 22 maggio 2008

Santa Rita da Cascia

Perché ricordare proprio questa santa?
Perché è l’onomastico di una zia a cui volevo molto bene, perché è l’anniversario di matrimonio dei miei genitori anche se papà quest’anno non sarà qui a festeggiarlo con la mamma, perché tanti anni fa sono stata a visitare i posti dove è vissuta questa santa, perché è la “santa dei casi impossibili”, cioè di tutti quei casi clinici o di vita per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione tante volte miracolosamente si sono risolti.
Non sto a raccontare la storia di Santa Rita, vorrei solo ricordare delle stranezze (forse leggende) che hanno accompagnato la vita di questa santa.


Si narra che i genitori, presero a portare la neonata con loro durante il lavoro nei campi, riponendola in un cestello di vimini poco distante. Un giorno mentre la piccola riposava all’ombra di un albero, mentre i genitori stavano un po’ più lontani, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla, anzi alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta depositandovi del miele. Nel frattempo un contadino che si era ferito con la falce ad una mano, lasciò il lavoro per correre a Cascia per farsi medicare; passando davanti al cestello e visto la scena, prese a cacciare via le api e qui avvenne la seconda fase del prodigio, man mano che scuoteva le braccia per farle andare via, la ferita si rimarginò completamente.

Devotissima alla Passione di Cristo, voleva condividerne i dolori. Gesù l’esaudì e un giorno, mentre era in contemplazione davanti al Crocifisso, sentì una spina della corona del Cristo conficcarsi nella fronte, producendole una profonda piaga; la ferita scomparve soltanto in occasione di un suo pellegrinaggio a Roma.

Nella fase finale della sua vita, avvenne un altro prodigio, essendo immobile a letto, ricevé la visita di una parente, che nel congedarsi le chiese se desiderava qualcosa della sua casa e Rita rispose che le sarebbe piaciuto avere una rosa dall’orto, ma la parente obiettò che si era in pieno inverno e quindi ciò non era possibile, ma Rita insisté.
Tornata a casa la parente si recò nell’orticello e in mezzo ad un rosaio, vide una bella rosa sbocciata, stupita la colse e la portò da Rita.

Così la santa divenne la santa della ‘Spina’ e la santa della ‘Rosa’; nel giorno della sua festa questi fiori vengono benedetti e distribuiti ai fedeli.
Il 22 maggio 1447 Rita si spense, mentre le campane da sole suonavano a festa, annunciando la sua ‘nascita’ al cielo. Si narra che il giorno dei funerali, quando ormai si era sparsa la voce dei miracoli attorno al suo corpo, comparvero delle api nere, che si annidarono nelle mura del convento e ancora oggi sono lì, sono api che non hanno un alveare, non fanno miele e da cinque secoli si riproducono fra quelle mura.

1 commento:

Maria ha detto...

Molto bello quello che ci hai raccontato e ricordato di questa grande santa. Ha sofferto tanto nella sua vita, ma era una persona appassionata di Cristo, sicuramente una persona molto particolare. ANch'io oggi l'ho pregata molto per Giulio e per tutti voi. Buona notte